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Dalmati
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I mwdgDalmati (mwdwin greco antico Δαλμᾶταιmwea?, anche noti come mweqDelmatae in mweglingua latina) furono un antico mwewpopolo indoeuropeo di stirpe mwfailliricacite-ref-3[3] che abitava la costa adriatica nell'entroterra di mwgqSalona, a sud del territorio dei mwggLiburni, tra i fiumi mwgwTitius (mwhaCherca) e mwhqNestus/Hippius (mwhgCetina). Essi furono più tardi mwhwceltizzati.cite-ref-4[4] Essi rappresentarono, secondo quanto ci racconta mwjaAppiano di Alessandria e l'interpretazione moderna del Wilkes, tra le popolazioni più difficili da sottomettere nel corso delle mwjqcampagne militari di Ottaviano in Illirico (35-33 a.C.), cosa che avvenne nel mwjg33 a.C.cite-ref-appianoilliriche17-5-0[5]cite-ref-wilkes50-6-0[6] I mwlwDelmatae furono distribuiti in 342 mwmadecuriae secondo quanto ci narra mwmqPlinio il Vecchio.cite-ref-7[7]
Contents
• Storia
• Società
• Lingua
• Note
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Storia
Conquista romana
mwpq158 a.C.
Si racconta che il console mwvaGaio Marcio Figulo abbia condotto delle operazioni militari contro le tribù dei Dalmati, dapprima con scarsa fortuna e poi con successo.cite-ref-10[10] Egli avanzò lungo il fiume mwwqNarenta, attraversò le mwwgAlpi dinariche e raggiunse la piana del Lib, dove pose sotto assedio la capitale dei mwwwDelmatae, mwxaDelminium. E sebbene parte della fortezza fosse stata incendiata e quasi ridotta alla resa, Figulo fu costretto a far ritorno a Roma alla fine del suo mandato (inverno 156 a.C.).cite-ref-11[11] L'anno seguente l'assedio venne portato a termine dal suo successore, il console mwygPublio Cornelio Scipione Nasica Corculo, che per questo successo ottenne il mwywtrionfo.cite-ref-12[12]
mwcqLucio Cecilio Metello condusse una campagna militare vittoriosa contro i mwcgDelmatae, tanto da meritarsi il mwcwtrionfo ed il mwdamwdqCognomina ex virtute di mwdgDelmaticus.cite-ref-14[14] Appiano aggiunge che, «mwewsebbene [i Dalmati] fossero stati colpevoli di alcuni reati, poiché [Metello] desiderava un trionfo, fu ricevuto come un amico e svernò fra loro presso la città di mwfaSalona. Quando in seguito fece ritorno a Roma, ottenne il trionfo».cite-ref-15[15]cite-ref-wilkes34-16-0[16]
Il mwiwproconsole dell'illirico, un certo Gaio Cosconio, combatté i mwjqDelmatae per almeno un paio d'anni (fino al mwjg76 a.C.). La guerra terminò con la presa di mwjwSalona, che divenne una base permanente in mano ai Romani, tanto che dopo venticinque anni qui vi venne inviata una mwkacolonia romana.cite-ref-17[17] Vent'anni più tardi venivano inviati cittadini romani in questa stessa città. mwlqNarona era invece utilizzata come base militare per le spedizioni verso l'entroterra dalmata.cite-ref-18[18]
mwna46 a.C.
mwngPublio Sulpicio ottenne la provincia dellmwnw'mwoamwoqIllyricum probabilmente come mwogpropretore. Sembra che durante il suo mandato di un solo anno si sia scontrato contro le popolazioni dei mwowDelmatae,cite-ref-19[19] ottenendo il titolo di mwqaimperator e l'approvazione dal mwqqSenato romano per una mwqgmwqwsupplicatio.cite-ref-sulpiciopropretura-20-0[20]
Quando Cesare fu ucciso, i Dalmati tornarono a ribellarsi, pensando che il potere romano risiedesse nel dittatore appena morto, e si opposero al pagamento del tributo a Vatinio. Quest'ultimo, sebbene avesse tentato di usare la forza contro di loro, fu attaccato e subì la distruzione di ben cinque delle sue mwtgcoorti e la morte dell'ufficiale che le comandava, un certo Bebio dell'mwtwordine senatorio.cite-ref-wilkes43-21-0[21] Vatinio, visto l'insuccesso della sua azione militare e conscio di essere rimasto ormai isolato,cite-ref-22[22] preferì ritirarsi nella città di mwwaDyrrhachium dove sembra rimase fino al termine del 44 a.C. o forse fino agli inizi del 43 a.C. Contemporaneamente il senato di Roma stabilì di trasferire il suo esercito, insieme alla mwwgprovincia della Macedonia e dell'Illirico al mwwwcesaricida mwxaMarco Giunio Bruto. Vatinio fu, quindi, costretto a ripiegare su mwxqDyrrhachium, che si trovava in Macedonia. Gran parte delle forze di Vatinio defezionarono e si schierarono dalla parte di Bruto.cite-ref-23[23] La guerra civile in corso tra i cesaricidi e le armate dei mwygtriumviri, mwywMarco Antonio e mwzaOttaviano, non permise ai Romani di occuparsi dei ribelli Illiri, sebbene a Vatinio venne concesso il trionfo mwzqde Illyrico il 31 luglio del 42 a.C.cite-ref-24[24]
mw1a39 a.C.
Il mw1gproconsole della mw1wprovincia romana di Macedonia, mw2aGaio Asinio Pollione, condusse una vittoriosa campagna militare contro la popolazione mw2qillirica dei Partini,cite-ref-25[25] tanto da meritargli un mw3wtrionfo il 28 ottobre dello stesso 39 a.C.cite-ref-wilkes45-26-0[26]cite-ref-27[27] Secondo invece altri scrittori latini, le operazioni furono condotte contro i mw6aDelmatae e alla fine della guerra vennero loro confiscate armi, greggi, terre e Pollione ottenne il mw6qtitolo vittorioso di Delmaticus.cite-ref-28[28] Peraltro il Wilkes non crede che Pollione possa aver combattuto contro i mw7wDelmatae, in quanto si trovavano troppo lontani dalla provincia di Macedonia, appartenente alla sfera di influenza di mw8aMarco Antonio; molto più vicino era l'mw8qIllirico, di pertinenza di mw8gOttaviano.cite-ref-wilkes45-26-1[26]
Ottaviano era ora intenzionato a mw-arivolgere la sua attenzione più a sud, contro la potente tribù dei mw-qDelmatae, accompagnato o forse preceduto dal fidato Agrippa.cite-ref-29[29] I Dalmati, dopo il massacro delle cinque coorti al tempo di mwaqiAulo Gabinio e la sottrazione dei loro mwaqmmwaqqvexilla (mwaqu48 a.C.), erano euforici per il successo conseguito, tanto da non aver deposto le armi per dieci anni. E quando Ottaviano avanzò contro di loro, fecero un'alleanza tra loro per darsi reciproco aiuto in guerra. Riuscirono così a raccogliere un esercito di più di 12.000 combattenti sotto un generale di nome Verzo (mwaqcVersus), il quale per prima cosa occupò la città dei Liburni, mwaqgPromona,cite-ref-30[30] e la fortificò, anche se si trovava in un luogo estremamente forte per la natura dove sorgeva. Si trattava infatti di una roccaforte di montagna, circondata da tutti i lati da colline appuntite come i denti di una sega.cite-ref-wilkes53-31-0[31]cite-ref-appianoillirica25-32-0[32] Una volta presa Promona, mwaruTestimus preferì sciogliere il suo esercito e lo fece disperdere in tutte le direzioni. Secondo mwaryAppiano di Alessandria, i Romani non furono così in grado di inseguirli a lungo, in quanto si erano divisi in piccole bande, tenendosi ben lontani dalla strada in modo da non lasciar traccia dei loro movimenti. Si diressero, quindi, verso mwarcSynodion (mwargSunodium), che si trovava al bordo della foresta in cui l'esercito di mwarkAulo Gabinio era stato intrappolato dai Dalmati in una lunga e profonda gola tra due montagne (la valle della mwaroČikola).cite-ref-wilkes54-33-0[33]cite-ref-strabonevii-5-5-34-0[34] Essi si prepararono a tendere un'imboscata all'esercito di Ottaviano, ma una volta giunto, bruciò l'oppidum ed inviò i soldati lungo le cime dei monti circostanti su entrambi i lati, mentre passava attraverso la gola. Durante l'avanzata, abbatté alberi, catturò e bruciò ogni oppidum che trovò sulla sua strada, fino a raggiungere mwasmSetovia.cite-ref-35[35]cite-ref-dione49-38-4-36-0[36] La città venne assediata dai Romani e conquistata l'anno seguente (mwas033 a.C.) grazie a mwas4Tito Statilio Tauro che Ottaviano aveva lasciato a completare l'azione militare.cite-ref-dione49-38-4-36-1[36]cite-ref-appianoilliriche27-37-0[37]
Ottaviano, tornato in Dalmazia nella primavera del mwatg33 a.C., ricevette la sottomissione ed il pagamento di un tributo da parte dei mwatkDelmatae della costa, che avevano perduto anche la capitale mwatoSetovia, sempre grazie a Statilio Tauro. Essi gli restituirono i mwatsmwatwvexilla che avevano sottratto a Gabinio nel mwat048 a.C. e che furono posti nel mwat4Portico di Ottavia, oltre ad inviare 700 dei loro figli come ostaggi.cite-ref-appianoilliriche28-38-0[38]cite-ref-39[39]cite-ref-wilkes55-40-0[40]
(latino)
«
Signa militaria complur[a per] alios d[u]ces ami[ssa] devicti[s hostibu]s re[cipe]ravi ex Hispania et Gallia et a Dalmateis
.»
(italiano)
«Recuperai dalla
Spagna
e dalla
Gallia
e dai
Dalmati
, dopo aver vinto i nemici, parecchie insegne militari perdute da altri comandanti.»
(Augusto, Res Gestae, 29)
Il progetto di mwaviAugusto di mwavmoccupare l'intero Illirico, venne portato a termine vent'anni più tardi, una volta divenuto padrone incontrastato del mondo romano. Egli voleva sottomettere l'intera area compresa tra l'mwavqAdriatico, il fiume mwavuDrava e le terre dei mwavyDardani e dei mwavcMesi. La campagna cominciò nel mwavg13 a.C., ma la scomparsa prematura di mwavkAgrippa, lasciò il nuovo compito nelle mani del figliastro del mwavoPrinceps: mwavsTiberio Claudio Nerone. Egli condusse gli mwavweserciti romani per 4 anni contro le popolazioni di Dalmati e mwav0Breuci, avvalendosi anche dell'aiuto di validi generali come mwav4Marco Vinicio e mwav8Lucio Calpurnio Pisone in mwawaTracia.
Società
L'archeologia e l'onomastica mostrano che i mwawmDelmatae erano simili agli Illiri orientali e ai mwawqPannoni del Nord.cite-ref-41[41] La tribù fu in seguito soggetta ad influenze mwawkceltiche.cite-ref-42[42] Una delle tribù dei mwaw4Delmatae era quella dei mwaw8Baridustae, che più tardi furono trasferiti nella mwaxeprovincia romana della Dacia.cite-ref-43[43]
Gli scavi archeologici hanno suggerito che la loro cultura materiale fosse più primitiva di quella delle antiche tribù circostanti, soprattutto nei confronti della popolazione dei mwaxcLiburni. Tuttavia la produzione di armi fu piuttosto avanzata. Solo i loro capi risiedevano in abitazioni di pietra, mentre una parte numerosa della popolazione abitava in grotte naturali.
Riguardo invece al loro abbigliamento caratteristico, essi indossavano normalmente un cappuccio di pelliccia.
La loro società nomade aveva poi una forte struttura patriarcale, ed era costituita principalmente da pastori, guerrieri e loro capi. La loro principale occupazione era legata a vasti allevamenti di bestiami. Erano, inoltre, dediti al saccheggio di altre tribù circostanti e delle città costiere presso il mwaxomare Adriatico.
mwaxwPlinio il Vecchio menziona anche una sotto-tribù chiamata dei mwax0Tariotes.
Religione
La principale divinità collettiva della federazione dei mwayiDelmatae era il loro dio pastorale mwaymSylvanus, che chiamavano mwayqVidasus, e sua moglie chiamata mwayuThana, una dea dalmatica paragonabile a quella mwayyromana di mwaycDiana o la mwayggreca mwaykArtemide.cite-ref-44[44] I loro frequenti rilievi sono spesso accompagnati da ninfe, parzialmente conservate in alcune scogliere della Dalmazia; nella valle di Imotski è stato scoperto anche un loro tempio databile al mway4IV secolo a.C. La terza importante divinità era mway8Armazio paragonabile con quello romano di mwazaMarte o greco di mwazeAres. La loro divinità del male era il Drago celeste che divorava il sole o la luna durante le eclissi.
Lingua
I mwazuDelmatae parlavano il dalmata,una mwazylingua indoeuropea parlata nella parte occidentale della mwazcpenisola balcanica fino alla prima metà del mwazgI millennio d.C. Durante gli insediamenti mwazkceltici nei Balcani, la lingua dalmata fu in parte influenzata dalla mwazolingua celtica per quanto riguarda l'mwazsonomastica e la mwazwtoponomastica.
Ad eccezione di alcuni toponimi noti ai Romani, la lingua originale dei mwaz4Delmatae è scarsamente attestata. Dopo la conquista romana, i mwaz8Delmatae furono gradualmente romanizzati, mentre i pastori nelle campagne furono assimilati più lentamente. Dopo il mwaaacrollo dell'Impero romano d'Occidente, i cittadini dalmati parlavano il mwaaedalmatico, appartenente alle mwaailingue romanze orientali.
Note
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Bibliografia
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Voci correlate